1. SCUSATE IL DISTURBO…DELL’APPRENDIMENTO!

Le scuole di ogni ordine e grado vedono alle porte un primo resoconto scolastico degli alunni con le imminenti pagelle. È questo un periodo dell’anno scolastico ricco di aspettative e di risposte da parte di genitori e figli. Tralasciando le situazioni di buon rendimento scolastico, dove possiamo gratificare e sostenere, rinforzandolo, l’impegno mostrato dai ragazzi, assistiamo ad altre situazioni in cui emergono risultati non sufficienti per i quali tutta la famiglia si vede coinvolta nel tentativo di trovare una soluzione. In queste circostanze, tra i vari motivi del basso rendimento, si può sentir parlare dei disturbi dell’apprendimento, ma cosa sono? Di che si tratta? E soprattutto, cosa si può fare? Insomma, esiste una cura?

 

Non si tratta di una malattia da curare, bensì di difficoltà da comprendere per poterle meglio affrontare. Un disturbo dell’apprendimento viene diagnosticato nel momento in cui si ottengono risultati, a test specifici, significativamente al di sotto della media rispetto all’età, al livello d’intelligenza e di educazione, all’esperienza scolastica e al contesto culturale ed etnico del ragazzo. I problemi di apprendimento interferiscono in modo significativo sui risultati scolastici.

 

I disturbi dell’apprendimento comprendono tre tipologie.:

 

- Il disturbo della lettura, anche noto come dislessia, che consiste nella difficoltà di acquisire i livelli prevedibili per quel che riguarda l’accuratezza della lettura, la velocità o la comprensione. La lettura orale è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni o omissioni di lettere o, più semplicemente, difficoltà ad associare i suoni ai simboli. 

 

- Il disturbo del calcolo, o anche discalculia, consiste nell’incapacità di acquisire la competenza nel calcolo o nel ragionamento matematici. Difficoltà nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli o dei segni numerici, nella scrittura dei numeri,  nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche e nell’apprendimento delle tabelline.

 

- Il disturbo dell’espressione scritta, ovvero disgrafia e disortografia, prevede l’inadeguatezza nell’acquisire le competenze legate alla scrittura. Disturbo nella riproduzione di segni alfabetici, scrittura a mano deficitaria, difficoltà nel comporre frasi coerenti, errori grammaticali di spelling e di punteggiatura, frequenti inversioni, omissioni e confusione tra grafemi e fonemi simili. 

 

I primi due disturbi possono essere notati già nella scuola materna, ma raramente vengono diagnosticati prima che il bambino dimostri di non aver acquisito il metodo di lettura e di calcolo. Il disturbo dell’espressione scritta è invece di solito evidente nella seconda o terza elementare. Di solito il rischio più grande è la non individuazione tempestiva della patologia, per cui tutti gli attori coinvolti cadono in una serie di errori a catena che portano il ragazzo a sentirsi sempre più lontano ed incompreso dalle figure per lui più importanti: genitori ed insegnanti. L'inadeguatezza dei compiti si attribuisce a scarso impegno, svogliatezza, temperamento vivace od oppositivo.


Si richiede un maggiore impegno nell’adempimento dei compiti, per lui già difficili e lui vive una serie di pressioni per cui reagisce con aggressività, rabbia, opposizione, rifiuto, ammalandosi, manifestando disturbi somatici al momento di andare a scuola, escogitando stratagemmi vari al fine di nascondersi nel gruppo dei compagni.

 

Questi disturbi,  nel tempo si associano ad altri sintomi quali demoralizzazione, scarsa autostima, compromissioni delle abilità sociali e conseguente rischio di abbandono scolastico. Da adulti possono emergere difficoltà nel lavoro o nell’adattamento sociale. Questi ulteriori esiti negativi possono essere arginati con una diagnosi precoce dei suddetti disturbi, al fine di prevedere un’adeguata diagnosi ed una serie di interventi atti a incrementare le sue potenzialità migliorando i suoi limiti. Per questo il consiglio è di rivolgersi agli specialisti per fare una diagnosi precoce e comprendere l’origine del disturbo già nell’infanzia, iniziando tempestivamente con interventi riabilitativi che possono limitare in modo significativo il decorso dei sintomi fino, a seconda dei casi, ad una totale remissione delle difficoltà.

 

Quindi dopo un’attenta osservazione del comportamento dei vostri figli, insieme alla valutazione degli insegnanti, la consultazione di uno psicologo è un ottimo punto di partenza per cominciare a modificare la vita scolastica dei bambini, il loro rendimento e lo stato emotivo con cui vivono la scuola e la famiglia.

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